sabato 20 settembre 2008

Chinatown, Little Italy, Soho

Venerdì 19
Cari aficionados, probabilmente questa è l'ultima volta che vi scrivo dal suolo americano, è ora di partire, domni sera ho l'aereo che mi riporta a casa... SIGH!! SOB!!
Sarei anche contento di rivedere un po' di gente, però altri 3 o 4 giorni me li sarei fatti volentieri (il mio fisico un po' meno, ma lui non conta, giusto?).
Anche oggi chilometri e chilometri a piedi, ma andiamo per ordine;
Esco tardi dall'albergo, stamattina me la sono presa moooolto comoda, colazione con hot-dog alle ora 12.30, prima di visitare B&H, negozio "mecca" per i fotografi di tutto il mondo, grandissimo, dove puoi trovare tutto, a prezzi ultra convenienti: ma non credete, non ho ceduto al demone stavolta, anche perchè c'era una fila lunghissima e non ne avevo voglia, anche se devo dire che li ho osservati e sono molto organizzati: prima di tutto sono in "mille", li riconosci dal gilet verde, poi sul soffitto passano una serie di binari che trasportano l'acquisto direttamente alla cassa, avevo voglia di comprare qualcosa solo per fare funzionare quei binari ;-P
Uscito da li con l'acquolina in bocca per tutto i ben di Dio che ho visto, prendo la metro che mi porta fino a Chinatown, secondo me un quartiere "pacco" come la roba che vendono... caratteristico eh! niente da dire, ma un pacco, le vie sono tutte uguali, stessi negozi, stessa paccottiglia (interessanti solo due cose, l'insegna del McDonald's in cinese e per i souvenir che costano un po' meno che in altre zone...). Scorro veloce 3 o 4 strade poi mi dirigo verso Mulberry St., ovvero Little Italy, che questa settimana festeggia San Gennaro e la strada (lunghina) è piena di bancarelle che vendono cibo, di tutti i tipi e di tutte le nazionalità... Ho fatto la strada almeno 4 volte, avanti e indietro, ho ascoltato, Ramazzotti e un falso Venditti, ho respirato un miscuglio di odori quasi nauseante, ho notato che di italiani che lavoravano ce n'erano ben pochi, molti asiatici, molti centro/sudamericani, ancora cinesi, ma di bandiere col tricolore e di insegne che pubblicizzavano prodotti italiani (spesso con nomi storpiati) un bel po': "fettuccini", "tortelini", "fusili"... ho provato a parlare italiano con qualcuno ma in pochi andavano oltre al buongiorno, buonasera, come stai, espresso regular... e poi non ho trovato la piada!!!
Divertenti sono i nomi dei locali, alcuni anche molto carini, la maggior parte inneggianti alla mamma, a sorella, la zia, la nonna,
Verso le 3 ho anche pranzato, al ristorante La Mela, condotto da un anziano italoamericanocampano di nome Giovanni, che mi ha portato un piatto di Fettuccini alla puttanesca, che galleggiavano nell'olio e una torta di ricotta che invece spaccava... il tutto condito da un ottimo vino campano chiamato Sangiovese di Romagna.. Giovanni mi ha confessato che quando era giovane, guidava il treno, e faceva spesso la strada tra la campania e la toscana per portare le uve da cui sarebbe nato il Chianti... All'inizio mi aveva preso male, pensavo che l propietario fosse un altro, tale Nicola, parlava un po' italiano con accento del sud, poi quando mi ha detto che era Croato, mi sono cascate un po' le balle, per fortuna ci ha pensato Giovanni a tirarmi su il morale, persona simpaticissima... Ormai di italiani veri ne sono rimasti pochi, Little Italy viene sempnre più inghiottita dal China, e un po' mi dispiace; probabilmente gli italiani d'oggi non sono come quelli che vengono dipinti qui (con le dovute eccezioni), però qua il tempo si è fermato e qusti sono ancora quelli che con la valigia di cartone sono partiti per "trovare l'america".
Quando non ne ho potuto più di Ramazzotti, ho preso la direzione per SOHO, quartiere alla moda, pieno di boutique e negozi fighi (x ivan: c'è anche l'apple store). i marciapiedi brulicano di donne che fanno shopping: in effetti la maggior parte dei negozi sono dedicati a loro, ma spesso è roba che trovi in altre zone, solo che qui costa di più (verificato con le nike).. e poi ci sono molti bei caffè agli angoli delle strade pieni di ragazzi.
La serata l'ho conclusa nel pub a fianco l'albergo, Lindy's, nel quale mi sono sparato un piattone con bistecca e patate fritte buonissime. Nota: qua non hanno molto il senso della misura, qualsiasi cosa ordiniate, vi portano una montagna di roba, comprese le verdure o le patate fritte, le salse, se ordinate un panino, di solito lo spessore del pane è 1/5 quallo della farcitura, bisogna fare come i serpenti che per inghiottire le bestie molti grandi, slogano la mandibola per farle passare.
Domani, spero, di fare tutta la mattinata a Central Park, che ancora non ho visto, poi alle 8 di sera parte l'aereo che mi riporta a Bologna.
Have a good day, my friends... have a good night, Fabio.
PS: mi scuso con tutti quelli a cui avevo promesso "miglioni" di foto, ma problemi non dovuti alla mia persona, o forse si, non me lo hanno permesso... sappiate che il blog non lo cancellerò e che la prossima settimana aggiungerò ancora qualcosa, da casa, dove tutto funziona, altrimenti c'è sempre il buon vecchio http://www.flickr.com/photos/xbakko/

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Peccato davvero che è finito!!! Mi ero 'ntrippata a leggere ogni giorno uno stralcio della tua esperienza.. e un pò mi mancherà!!!!
Però ben tornato.. "sempre che all'ultimo minuto nn ti venga voglia di abbandonare la tua bell'Italia"
besos Fà..

Anonimo ha detto...

Meeerda l'Apple Store vale il viaggio!
Una volta tornato qui in patria credo che comincerai già a pianificare il ritorno nella Mela!
Ci vediamo lunedì, c'è Baldelli che ti aspetta, ha già chiamato un bel po' di volte dicendo che gli manchi...-__-°°° :P

Fabio ha detto...

No, Baldelli no, non mi puoi smontare così... io resto qui, adesso mi lego alle panchine dell'aeroporto...